
I Proci non li uccise Ulisse
ma Filottete, l'allievo di Ercole
Desidero segnalarvi
il sottostante articolo che ci offre un diverso
modo di leggere Omero
In un saggio del
giornalista Alberto Majrani un finale a sorpresa per
l'Odissea: per sbarazzarsi dei pretendenti della
madre Penelope, Telemaco ingaggiò un mercenario di
lusso, il migliore arciere della mitologia greca
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Genova,
Palazzo della Meridiana: Luca Cambiaso,
Ulisse che saetta i Proci |
E se non fosse
stato Ulisse a chiudere i conti con Proci? E
se invece del re di Itaca fosse stato il più
grande arciere della protostoria ellenica? A
proporre questo nuovo finale all'Odissea è
il giornalista scientifico Alberto Majrani
nel suo saggio «Ulisse, Nessuno e
Filottete. Chi
ha ucciso realmente i Proci?», edito la
Losgima, con prefazione di Giulio Giorello.
Majrani sostiene di aver scoperto dopo
tremila anni il protagonista nascosto
dell'Odissea attraverso una miriade di
indizi lasciati da Omero.
Non era Ulisse, ma il più preciso e abile
degli arcieri achei:
lo zoppo Filottete. E con questa chiave
- sostiene l'autore - il poema omerico
assume improvvisamente una logica e una
coerenza che nessuno prima d'ora aveva mai
sospettato. |
La
tesi di Majrani (ora anche sul sito
www.filottete.it),
che riprende un'ipotesi accennata nel libro «Omero
nel Baltico», saggio sulla geografia omerica di
Felice Vinci, è che Telemaco abbia ingaggiato un
mercenario per interpretare Ulisse e fare strage dei
Proci, i pretendenti alla mano della madre Penelope.
Lo stesso Telemaco avrebbe poi scritturato un poeta
per raccontare una fantasiosa storia che potesse
giustificare tutti gli anni di assenza del padre.
Tutto ciò allo scopo di liberare la reggia dai
pretendenti che gli stavano divorando tutte le
sostanze. Si aggiunga poi che se qualcuno ne avesse
sposato la madre, Telemaco avrebbe perso il diritto
alla successione e al regno. Era lei infatti di
stirpe nobile, essendo figlia del potentissimo re
Icario, mentre Ulisse era un «parvenu» che si era
arricchito con i commerci, la pirateria e il
saccheggio, attività fra le quali ai quei tempi i
confini erano piuttosto labili. I pretendenti
stessi, poi, stavano tramando per toglierlo di
mezzo, e quindi bisognava anticiparli al più presto.
Il nome del mercenario (o amico vendicatore) -
secondo Majrani - ce lo suggerisce Ulisse stesso,
quando si trova nella terra dei Feaci e afferma, non
si sa con quanta sincerità, di essere il migliore
degli Achei nel tiro con l'arco... secondo solo a
Filottete. L'Iliade ci narra che questi era a capo
di un contingente degli Achei che andavano alla
guerra di Troia. Ma era stato morso da un serpente
che gli aveva causato una grave ferita a un piede.
La lesione si era infettata tanto da costringere i
compagni, fra l'altro dietro insistenza dello stesso
re di Itaca, ad abbandonarlo al suo destino
sull'isola di Lemno. Dopo dieci anni di inutile
assedio, i greci catturarono l'indovino Eleno che
svelò loro la profezia in base alla quale Troia
sarebbe caduta solo con l'aiuto delle armi di
Ercole. E Filottete, figlio dell'argonauta Peante e
della ninfa Metone, era stato allievo di Ercole e ne
aveva ereditato l'arco e le frecce. Allora i greci
spedirono Ulisse a Lemno per recuperare l'ormai
indispensabile arciere e portarlo al loro campo per
farlo curare dal medico Macaone. Fra l'altro
Filottete, sempre secondo la mitologia greca, fu il
primo paziente operato in anestesia totale, grazie
ad Apollo che lo addormentò
prima che il medico applicasse la sua arte sulla
ferita. Dopo essere guarito, Filottete avrebbe
ucciso Paride, dando un contributo determinante alla
sconfitta dei Troiani Quindi, la «controfigura» di
Odisseo era Filottete, secondo l'autore, per una
serie di ragioni: conosceva da tempo Ulisse, e
quindi si prestava bene a interpretarlo, inoltre era
«amico di famiglia», e dunque poteva essere disposto
a rischiare la pelle in una impresa così pericolosa;
era poi un abilissimo arciere, evidentemente
abituato ai «numeri da circo» come quello di
attraversare con una freccia gli anelli di dodici
scuri allineate, il che presuppone anche un certo
allenamento, cosa che Ulisse non poteva più avere
dopo tanti anni per mare. Ammesso poi che fosse
realmente dotato di questa abilità, visto che in
tutta l'Iliade, poema che è molto più realistico
dell`Odissea, lo stesso Ulisse non usa mai l'arco,
neanche durante i giochi in onore di Patroclo, nel
corso dei quali vince invece le gare di lotta e di
corsa. Logicamente, i giovani di Itaca non
conoscevano Filottete, ma certo qualcuno dei vecchi
avrebbe potuto riconoscerlo, per cui sarebbe stato
necessario eclissarsi al più presto a missione
compiuta. Il filosofo Giulio Giorello, chiamato a
scrivere la prefazione del libro, pur perplesso su
alcuni passaggi, afferma - con Shakespeare - che
«c'è del metodo nella follia» di Majani e che la sua
«non sarà forse la storia vera, ma è comunque ben
trovata».
di Vincenzo Pricolo da
ilGiornale.it

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