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Un omaggio ad Omero
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Omero è conosciuto per
essere stato un aedo
(vate) della fine dello
VIII° secolo a.C. È il
primo poeta greco di cui
ci sono giunte le opere.
Era chiamato
semplicemente "il
poeta".
Victor Hugo scrisse a
William Shakespeare: "Il
mondo sorge, Omero
canta." Sebbene sia
considerato il primo
grande scrittore della
civiltà occidentale,
Omero è un personaggio
controverso, sulla cui
identità si sa poco e su
cui circolano molte
leggende. Che non si
sappia nulla di Omero è
assolutamente normale,
non sappiamo nulla di
nessuna persona vissuta
nell'8° sec. a.C. ma
verso la fine del
secolo, abbiamo
all'improvviso due poemi
perfettamente conservati
l'Iliade ed in seguito
l'Odissea. I poemi
omerici narrano episodi
legati alla guerra di
Troia, combattuta tra
gli achei e i troiani
intorno al 12° sec. a.C.
per il controllo dell'Ellesponto.
L'Iliade racconta fatti
avvenuti durante
l'ultimo anno di guerra,
l'Odissea il viaggio di
Ulisse in patria dopo la
conquista della città. A
questo punto abbiamo da
considerare il fatto che
Omero abbia avuto
un'esistenza reale o,
semplicemente, che
rappresenta una
personificazione tardiva
di un eventuale autore,
che oggi sembra
impossibile stabilire
con certezza. La
tradizione vuole che
Omero sia stato cieco.
Due elementi nei testi
omerici sostengono
questa tesi.
Innanzitutto, Aedo
Demodocos, che appare
nell'Odissea per cantare
degli episodi della
guerra di Troia, è
cieco. In seguito
l'autore dell'inno
omerico ad Apollo Delio
(all'epoca attribuito ad
Omero) dichiara al suo
riguardo: "è un cieco,
che risiede a Chios. La
perdita della vista si
suppone che stimoli la
memoria e,
simbolicamente, il cieco
è, nelle civilizzazioni
antiche, quello che vede
l'invisibile
transcendente e non può
vedere il visibile
immanente. Il cieco è
un'incarnazione
dell'idea d'ispirazione
divina. Tiresia, come
vediamo nell'Edipo
Re, è come colui che
riceve la cecità in
maledizione ed il
regalo, in
compensazione, delle
facoltà divinatorie.
Omero perde la vista
quando si mette a vedere
la verità ed accede ad
una forma di santità.
Lucien de Samosate ha
fatto di Omero un
babilonese inviato in
ostaggio (in greco
homêros) ai greci, e da
qui ne fa risalire il
suo nome. Interrogato a
tal fine, l'oracolo di
Delfi risponde che Omero
è indigeno di Itaca e
che è figlio di Telemaco
e Nausicaa. Il filosofo
ed erudito Proclos
(412-485) conclude la
polemica nella sua vita
di Omero, dicendo che
quest'ultimo fu
soprattutto un
"cittadino del mondo".
In realtà, non sappiamo
quasi nulla sulla vita
di Omero.
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Quello
che sappiamo è quanto ci dicono le
sue opere o altri personaggi vissuti
dopo di lui. Noi cerchiamo di
combinare questi indizi per proporre
una ricostruzione possibile e
probabile. Secondo Joachim Latacz,
uno dei maggiori esperti di Omero,
il poeta sarebbe vissuto circa 2700
anni fa sulla costa egea dell'Asia
Minore - l'attuale Turchia -,
probabilmente nella regione di
Smyrne - oggi Izmir -, di fronte
all'isola di Chios.
Omero è anche un discendente di
Orfeo, o un cugino, o un
semplice contemporaneo del
musicista. Una tesi recente,
formulata da autori anglosassoni,
sostiene che l'Odissea sarebbe stata
scritta da una donna siciliana dello
VII° secolo (ed il personaggio di
Nausicaa sarebbe un suo
autoritratto): il primo a avere
lanciato l'idea è l'autore inglese
Samuel Butler in The Authoress of
the Odyssey, in 1897. Questa
concezione è stata ripresa dal poeta
Robert Graves nel suo romanzo
Homer's Daughter e recentemente, nel
settembre 2006, dall'universitario
Andrew Dalby nel suo saggio
Rediscovering Homer.
Generalmente, nell'antichità, il
nome di Omero era praticamente
equivalente alla poesia epica
nell'insieme, come quello di Esiodo
designava ogni forma di poesia
didattica. In questo modo, si trova
spesso il suo nome aggiunto ai
titoli delle epopee del ciclo
troiano. I testi omerici si
trasmisero a lungo per via orale.
Omero storico?
Gli autori dell'antichità pensavano
che Omero cantasse degli eventi che
sono realmente esistiti, e che la
guerra di Troia aveva realmente
avuto luogo. È ancora oggetto di
studi e controversie la questione
sulla veridicità storica degli
avvenimenti della guerra di Troia.
Alcuni studiosi pensano che vi sia
un fondo di verità dietro gli
scritti di Omero, altri pensano che
l'antico poeta abbia voluto
raggruppare diversi avvenimenti
accaduti durante guerre e assedi,
nel periodo miceneo, in un unico
conflitto, quello fra greci e
troiani appunto. Quelli che
ritengono che la guerra di Troia sia
stato un fatto realmente accaduto
collocano cronologicamente i fatti
verso la fine dell'età del Bronzo,
intorno 1300-1200 a.C., in parte
accettando la datazione di
Eratostene.
 Nel
XIX secolo, per trovare le località
descritte dall'epopea, Heinrich
Schliemann inizia i suoi scavi in
Asia minore. Quando trova le rovine
di una città chiamata Troia, pensa
di avere provato la veridicità dei
resoconti omerici. Vi riconosce
l'esistenza di Agamennone, che pensa
di avere trovato una maschera che lo
raffigura, il grande scudo di Aiace
Telamonio, la coppa di Nestore, etc.
Si identifica la società descritta
dall'aede alla civilizzazione
micenea, ma la società achea
somigliava più alle civilizzazioni
mesopotamiche, amministrative e
burocratiche, che ad un'aristocrazia
di guerrieri senza Stato. Jacqueline
de Romilly spiega così: "tra i
documenti improvvisamente rivelati
ed il contenuto delle poesie, c'è un
legame molto più stretto che tra la
canzone di Rolando e gli atti
notarili dell'epoca."
Moses Finley nel mondo di Ulisse
(1969), afferma che la società
descritta è realmente esistita: sono
i "secoli bui", quelli del X e del
IX secolo a.C. situati tra la
civilizzazione micenea e l'inizio
dell'età delle città (VIII° secolo
a.C.).
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