Figlia di Pan e di Eco.
Era la mutò in uccello, lo jynx,
per avere fatto su Zeus l'incantesimo che l'aveva fatto innamorare di Io. Nasce così il mito
jynx-erotismo
Per aggiogare alla propria vita un amante riottoso si ricorreva allo jynx, il piumoso uccello detto torcicollo che, con i suoi movimenti scomposti fino all’oscenità (non a caso è definito seisopyghìs, sculettante), suggeriva richiami erotici per gli uomini infiammati dalla passione. Questa pratica erotica fu consegnata agli uomini da Afrodite, che, ci racconta Pindaro nella IV Pitica, diede a Giasone il prodigioso uccellino per vincere i dubbi di Medea.
Leggiamo infatti nei vv. 213/ 216 che la signora dei dardi più veloci (Pòtnia d’oxytàton belèon, con riferimento alle frecce d’amore scagliate da Cupido), Cipride divina, dall’Olimpo portava agli uomini per la prima volta lo Jynx variopinto, uccello delirante (mainàd’ornin), dopo aver aggiogato lui, legato da quattro parti, ad una ruota (alyto Kuklo, letteralmente, cerchio insolubile).
Medea la maga, quindi, subisce atti di stregoneria prima di indirizzare al male la propria profonda conoscenza della natura e delle erbe venefiche. La prassi dello jynx piacque al periodo ellenistico: nel II idillio di Teocrito troveremo una fattucchiera che si affida a questa pratica magica per riconquistare un giovanotto che la sedusse e subito l’abbandonò.
TORCICOLLO Jynx torquilla
Nidifica nella regione paleartica occidentale dalla fascia boreale subartica fino all’ambiente mediterraneo, con spiccata predilezione per i climi continentali. E’ specie tipicamente di pianura, come si evidenzia anche dall’analisi della distribuzione in Provincia di Bologna, dove mostra una distribuzione apparentemente omogenea, pur con maggiore importanza delle aree di pianura e di collina rispetto a quelle montane. Nell’ambito di questa fascia altitudinale, il Torcicollo evita le foreste più alte e fitte preferendo i boschi di latifoglie aperti, le radure, i grandi parchi e giardini cittadini, i cimiteri.
La sua inusuale predilezione per una dieta a base di formiche rende l’ecologia di questo picide alquanto particolare. Infatti il Torcicollo non è in grado di scavare nel terreno per procurarsi le sue prede, necessita quindi di formicai bene in evidenza e non “mascherati” dalla presenza di vegetazione alta ed incolta: basti pensare come in Inghilterra, durante la recessione degli anni ’30 in cui gran parte dei terreni coltivati venne lasciata incolta per motivi di ordine economico-politico, si misurò una netta diminuzione numerica della specie correlabile alla difficoltà di reperimento dei formicai da cui attingere la preda principale per il Torcicollo (Burton 1995) La specie sembra essere andata incontro ad una forte diminuzione numerica in Italia e gran parte d’Europa negli ultimi anni. Da ricerche svolte nel 1997 e nel 1999 con l’ausilio di Internet a livello europeo, si ha l’impressione di un calo numerico generalizzato, almeno nei paesi da cui sono giunti i dati, tra cui Francia e Belgio (Paul Tout, Philippe Schepens e Roberto Zarrelli ined.). In Italia il Torcicollo sarebbe già praticamente estinto sul delta del Po (Passarella com. pers.).
Dati di mappaggio relativi al parco urbano di Villa Ghigi (Bologna) per le stagioni riproduttive 1985, 1986, 1999 e 2001 hanno portato a ritenere la specie da dominante (Turcek 1956) per l’area del parco a metà degli anni ’80, a “del tutto assente“ alla fine degli anni ’90 (Zarrelli 2001): si ricorda come nell’area in questione non ci siano stati cambiamenti strutturali e di gestione significativi durante gli ultimi 15 anni. I recenti e innegabili cambiamenti climatici su grande e piccola scala fanno ipotizzare una diminuzione della quantità di cibo disponibile tale da influenzare negativamente la consistenza delle popolazioni (Tucker e Heat 1994).
Specie classificata da BirdLife International come SPEC 3 (specie con status di conservazione sfavorevole e popolazione non concentrata in Europa).