
Nella mitologia greca, Hypnos era il dio del sonno,
conosciuto nei Romani sotto il nome di Somnus.
Figlio di Nyx, la notte, era anche, secondo
l'Iliade, il fratello gemello di
Tànato o Thanatos,
dio che personificava la morte. Secondo Esiodo,
viveva nelle terre sconosciute dell'ovest, mentre
secondo Omero, abitava Lemnos. Gli scoliasti
(commentatori antichi) di Omero si sono interrogati
riguardo a ciò. Secondo alcuni, i Lemnieni
apprezzavano molto il vino, quindi accoglievano
Hypnos con piacere. Secondo altri, il dio era
innamorato di Pasitea, una delle tre Grazie, che
abitava in questa città.
Hypnos
aveva il potere di addormentare tanto gli uomini che
gli dei. Era considerato benevolo ed ero
attorniato dai Sogni.
Nel canto XIV
dell'Iliade,
Era
gli chiese di addormentare
Zeus,
affinché
Poseidone
potesse aiutare i greci, nonostante il divieto del
padrone dell’Olimpo. Hypnos ammise che poteva
addormentare tutti gli dei e ricordò anche che aveva
già, precedentemente, addormentato Zeus in
modo che Era potesse vendicarsi e far morire
Eracle, ma al suo risveglio
il Signore degli Dei infuriato lo fece precipitare
in mare. Si salvò grazie all'intervento di sua
madre. In questo
secondo caso Era promise di dargli la mano di
Pasitea ed Hypnos si lasciò convincere; si trasformò
in un uccello e, ancora una volta, addormentò Zeus.

Hypnos,
dio greco del sonno, e suo fratello, Thanatos, dio
della morte,
in un dipinto di John William Waterhouse (1849-1917)
Il dio del sonno ebbe molti figli, tra i quali
Morfeo, Momo, Icelo, Fobetore e Fantaso. Era
considerato benevolo ed ero attorniato dai Sogni.
Hypnos diede ad Endimione la facoltà di dormire ad
occhi aperti. Somnus viene spesso raffigurato come
un giovane nudo con le ali sul capo.
Palinuro: una "prodezza" del
dio Sonno"
Il
mito tramandato da Virgilio nell'Eneide vuole che
Palinuro, il vecchio nocchiero di Enea, mentre era
al timone durante la notte fu raggiunto dal dio
Sonno disceso dall'Olimpo nelle sembianze dell’amico
Forbante. Poiché il mare era calmo il dio tentò di
persuaderlo a riposare in quanto la nave avrebbe
mantenuto la rotta anche senza guida.
"Che bella notte" disse il Sonno, simile a Forbante.
"Che bella notte, o Palinuro. Non sei stanco?"
Palinuro sorridendo rispose:
"Tengo stretto il timone, questa calma non mi
rassicura, ci sono troppe stelle e c'è qualcosa di
inquietante che striscia sul mare".
"Non preoccuparti" disse il Sonno "Riposa un poco,
lascia a me il timone, che ti sono amico. Tutti
dormono, perché soltanto tu devi vegliare?"
Nell''animo di Palinuro si insinuò la rabbia. Rabbia
ed invidia per il grande Enea che dormiva sicuro.
"lo non ho sonno" rispose Palinuro; ma già le membra
divenivano pesanti. Palinuro pensò: "Non debbo
dormire, sento un inganno. Se io dormo forse Enea...
".
"Non mi fido del mare questa notte" disse ad alta
voce e si avvicinò al timone. Il falso amico alzò
una mano dalle dita divine e una rugiada
leggerissima cadde sugli occhi di Palinuro il quale,
stringendo a sé la barra, lentamente chiuse gli
occhi vittima di un sonno irresistibile. Strinse a
sé il timone con tutte le sue forze ma il dio lo
scaraventò in mare con una forte spinta. Pur se
addormentato Palinuro non lasciò il timone che si
spezzò precipitando con lui. Con un rumore lieve
Palinuro entrò nell'onde. Si destò solo nel mare,
lontano la nera sagoma delle navi. Palinuro
lentamente cominciò a nuotare, pensando alla flotta
senza guida. Ad Enea disteso nell'ombra a riposare
lanciò un grido:
"Destati, Enea, destati! Lascia i tuoi sogni. Il tuo
amico Palinuro è perduto".
Per tre notti egli fu trascinato dalle onde.
All'alba del quarto giorno un'onda gigantesca lo
scaraventò sulla costa, nei pressi della città greca
di Elea (Velia per i latini). Appena toccò terra,
genti ostili lo uccisero.
tratto da:
Le Cannicelle