
Vuole
il mito che Filottete fosse legato alla morte di
Eracle.
Eracle, l'eroe delle dodici fatiche, forte ed invincibile, morì a
causa di un inganno, indossando una tunica intrisa del sangue del
centauro Nesso, suo acerrimo nemico, sangue a cui era stato
mescolato un potente veleno che, a contatto con la pelle, la
corrodeva, provocando dolori terribili e giungendo a scoprire le
ossa.
Straziato da dolori lancinanti e sentendo ormai vicina la morte,
Eracle si fece portare sul monte Età, nella Trachinia, dove fu
innalzata una catasta di legno di quercia ed oleandro su cui l'eroe
si distese per essere bruciato, secondo le usanze del tempo.
Ma nessuno dei suoi compagni ebbe il cuore di dare fuoco alla pira,
finché non passò di lì per caso un pastore, Peante, che ordinò al
proprio figlio, Filottete, di fare ciò che Eracle chiedeva. In segno
di gratitudine l'eroe donò a Filottete l'arco e le frecce, che
fecero di lui un famoso arciere.
Filottete partecipò alla spedizione dei Greci contro Troia, come
condottiero di Magneti e Idioti.
Ma, ancora prima di sbarcare nella Troade, Filottete fu morso al
piede da un serpente d'acqua e la ferita divenne così infetta e
puzzolente e le sue grida così possenti che i compagni decisero di
abbandonarlo sull'isola di Lemno, con l'arco e le frecce, e lì
sopravvisse cacciando. La guerra contro Troia si protrasse, con
alterne vicende, per dieci anni. Dopo la morte del greco
Achille per mano del troiano Paride (colui
che con il rapimento di Elena, sposa del greco Menelao, aveva fatto
scoppiare la guerra), che lo colpì con una freccia nell'unico punto
vulnerabile, il tallone destro, i Greci cominciarono a disperare.
Calcante, l'indovino del campo greco, profetizzò che Troia non
sarebbe caduta senza l'aiuto dell'arco e delle frecce di Eracle.
Perciò i greci Ulisse e Diomede ebbero l'ordine di salpare alla
volta di Lemno e di chiederle a Filottete. Dopo un tentativo di
sottrarre le armi con l'inganno, i due condottieri, aiutati
dall'intervento di Eracle, ormai asceso tra gli dei dell'Olimpo,
che promise a Filottete guarigione e gloria, convinsero il tessalo
a tornare con loro a Troia. Giunto all'accampamento greco egli si
bagnò il piede malato nell'acqua corrente e dormì nel tempio di
Apollo.
Durante il sonno, Macaone il chirurgo tagliò la carne putrida dalla
ferita, vi versò del vino e vi applicò un impacco di erbe salutari
e pietra serpentina. Una volta guarito, Filottete sfidò Paride a
duello con l'arco e lo ferì mortalmente, vendicando così la morte di
Achille.
Conclusasi la guerra, che sappiamo vittoriosa per i Greci grazie
allo stratagemma del cavallo di legno, escogitato da Ulisse,
Filottete tornò in patria, ma, a causa di una rivolta ivi scoppiata,
finì in Italia, a Makalla nella Crotoniatide, nei pressi della quale
egli fondò e consacrò un tempio ad Apollo Alaìos, a ricordo della
conclusione delle sue ale, cioè del suo vagabondare.
Legata a questo tempio era Krìmisa, che Filottete fondò insieme alla
soprastante Chone, da cui la popolazione locale (Chones) avrebbe
tratto il nome.
A Filottete, Strabone, geografo del I sec. a. C, attribuiva anche la
fondazione di Petelìa, metropoli dei Lucani, ma si tratta di una
tradizione più recente e poco attendibile.
Ultimo avvenimento della storia di Filottete fu l'aiuto a strateghi
Rodii giunti nella Sibaritide. Combattendo con loro contro barbari,
che Licofrone definisce
Ausoni e Pelleni, il nostro eroe fu ucciso e la sua tomba fu
collocata a Makalla, entro un grande recinto dove era venerato dalle
popolazioni locali come un dio, con libagioni e sacrifici bovini.
Con la fondazione di Thurìi l'arco e le frecce ricevute da Eracle
sarebbero state portate nel santuario di Apollo di quella città.
Krimìsa, dunque, è nel mito legata alla figura di Filottete il
quale, a sua volta, è collegato sia alla figura di
Apollo che a quella di Eracle, grazie alla
sua attività di arciere, ma anche per le sue origini di pastore e
cacciatore.
Eracle inoltre è accomunato a lui quale mitico fondatore del tempio
di Era Lacinia a Capo Colonna.

Infatti
la leggenda vuole che Eracle, nella decima fatica, rubate le mandrie
a Gerione, giunse nel territorio crotoniate, ospite di Kroton. Qui
egli fu vittima di un tentativo di furto da parte di Lakinios,
suocero di Kroton. Eracle per questo affronto uccise Lakinios, ma,
per errore, anche Kroton che, invece, stava accorrendo in suo aiuto.
Per espiare tale colpa egli seppellì splendidamente l'amico,
predicendo la fondazione di una grande Crotone (Kroton megas) e
subito dopo fondò il santuario di
Era.
Il santuario di Apollo Aleo a Nord e quello di Era Lacinia a Sud,
collegati da miti di fondazione, delimitano anche geograficamente
uno spazio estremamente articolato ed in cui prevalente era la
dominazione dell'achea Crotone, dopo la vittoria di quest'ultima su
Sibari, nel 510 a. C.
Pur tra loro diversi, i due luoghi hanno vari elementi comuni e
primo fra tutti il mare, già allora solcato in tutte le direzioni e
che garantiva contatti continui sia con la madrepatria, che con gli
altri paesi che si affacciavano sul Mediterraneo.
I due santuari furono un crocevia nei contatti tra Greci ed
Indigeni. Quello cirotano in particolare si impianta in una zona da
sempre naturale punto d'incontro per scambi commerciali, grazie
anche alla facilità d'approdo delle navi che, nello specchio d'acqua
antistante Punta Alice, possono giungere quasi fino a riva, vista la
profondità dei fondali marini.
a cura di
Sissy; tratto da
http://www.archeologiapetilina.it/index.htm
e da foto nel web