Eos, chiamata dai romani Aurora, era la
figlia del Titano Iperione e di Teia, di conseguenza, la
sorella di Selene e di Elios.
Sposata con Astreo, aveva per figli i Venti (Argeste,
Zefiro, Borea, Noto) e le Stelle.
Afrodite,
furiosa per aver trovato
Ares nel
letto di Eos, la condannò ad amori continui con giovani
mortali. Timidamente ed arrossendo, benché fosse già sposata
a Astreo che era della razza dei Titani, si mise dunque, in
segreto, a sedurre dei giovani. Inizialmente Orione che
portò a Délos e questo causò la sua morte, in seguito
Cephale, quindi Clitos. Infine Eos conquistò Ganimede e
Titone, figli di Troo, principe troiano figlio del re
Laomedonte, fratello di Priamo.
Zeus si innamorò di Ganimede e per
sottrarlo alla vita terrena si camuffò in aquila. Sotto tale
aspetto si avventò su Ganimede, mentre questi stava
pascolando un gregge sul monte Ida, lo rapì per portarlo
sull'Olimpo, dove ne fece il suo amante omosessuale. Per
questo motivo nelle opere d'arte antiche Ganimede è spesso
raffigurato accanto a un'aquila, abbracciato ad essa, o in
volo su di essa.
Eos, in cambio di Ganimede chiese
l'immortalità per Titone e Zeus acconsentì.
Ma la dea dimenticò di chiedere per lui l'eterna giovinezza.
Titone diventò di giorno in giorno più vecchio, ed Eos, non
volendo più per compagno, lo chiuse nella sua camera da
letto finché, rimpiccolitosi e diventato minuscolo, lo
trasformò in una....cicala.
Dalla unione di Eos e Titone nacquero due
figli: Emazione, personificazione della notte, e Memnone,
personificazione del giorno. Quest'ultimo duellò contro il
Pelide Achille e si dimostrò un guerriero non inferiore
all’avversario (le armi divine che possedeva riuscirono
perfino a scalfire la pelle di Achille che, come tutti sanno
era vulnerabile solo nel tallone) ma ebbe comunque la
peggio. L’esercito etiope, senza un capo, si disperse e
tutti i guerrieri fuggirono da Troia. Da allora la dea
Aurora piange ogni mattina il proprio figlio, e le sue
lacrime formano la rugiada.
Dante Alighieri nomina Aurora nel nel canto
II e nel canto IX del Purgatorio , dove è citata come
"la
concubina di Titone antico".
