Achille figlio di Peleo, re di Ftia in Tessaglia, e di una
Nereide di nome Tetide, o Teti, è il più famoso degli eroi greci ed uno dei
principali protagonisti della guerra di Troia. Secondo la tradizione, la sua
madre lo immerse nello Stige per renderlo invulnerabile, tuttavia, durante
l'immersione lo tenne per il tallone, che quindi rimase vulnerabile.
Achille,
per la sua educazione concernente la diplomazia e l'arte di governare, fu
affidato al re di Calidòne, un'antica città dell'Etolia posta all'imbocco del
golfo di Corinto. Mentre il centauro Chirone lo istruì sul tiro con l'arco,
sull'arte di curare le ferite, sulla corsa a piedi (Achille "piè veloce") e su
tutti i talenti delle muse. Sua madre, gli lasciò la scelta tra una vita breve e
brillante ed una vita lunga ma oscura, ed egli rispose che preferiva la gloria e
l'azione.
Per renderlo coraggioso, fu nutrito con midollo di leone e con viscere di
animali selvaggi. Notevole per il suo coraggio e la sua fermezza di cuore, aveva
però un carattere ombroso, pieno di rancore e disprezzo per i suoi avversari. Ma
ciò non gli impedì di essere preferito delle dee Era ed Atena che vegliarono
gelosamente su di lui. Il nostro eroe si legò d'amicizia con Patroclo che
diventò il suo amico inseparabile (e certamente un po' di più, Apollodore
III-13,8) fino alla morte. Calcante aveva preddetto che Achille sarebbe morto
nella guerra di Troia, è per questo che Teti, per provare a sottrarlo al suo
destino disastroso, lo inviò, camuffato da donna, alla corte di Licomede
nell'isola Sciro (Skyros).
Visse
con il nome Pirra - ossia bionda rossiccia - assieme alle figlie del re.
Licomede gli diedea in sposa la figlia Deidamia e da quell'unione nacque il
futuro guerriero Neottolemo, il quale, dopo la morte del padre, si unì ai greci
che ancora combattevano per la conquista di Troia distinguendosi per forza ed
audacia tanto quanto il grande Pelide.
Secondo le predizioni di Calcante, i greci che non potevano impadronirsi di
Troia senza la presenza di Achille, incaricarono Ulisse di trovarlo e riportarlo
rapidamente. Il furbo re di Itaca presentò alle principesse della corte di
Licomede dei gioielli. Tra queste mise in bella evidenza uno scudo ed una
lancia; quindi, mentre le fanciulle erano intente ad ammirare i gioielli, fece
squillare le trombe di guerra: tutte le ragazze fuggirono immediatamente, mentre
Achille corse ad afferrare le armi, venendo così riconosciuto.
Con una cinquantina di navi, Achille raggiunse Agamennone ad Aulide dove la
flotta greca era bloccata da venti contrari. Sempre secondo l'indovino Calcante,
la flotta non poteva partire per Troia finché la ragazza del re non sarebbe
stata sacrificata a Artémide. Ifigenia si trovava a Micène ed Agamennone non
sapeva come convincerla a venire al porto di Aulide. Infine, spinto da Menelao e
da Ulisse, accettò di convocare sua figlia con il pretesto di fidanzarla a
Achille che s'indignò per questa frode, non perdonò mai a Ulisse e cercò di
salvare l'infelice Ifigenia. Poco prima che la giovane fosse uccisa Artémide la
sostituì con una cerva e la condusse in Tauride come sua sacerdotessa.
Infine, la flotta greca partì. Nei primi nove anni Achille, a capo dei
Mirmidoni, conquistò e saccheggiò alcune città intorno a Troia. Giunse pure
nell'isola di Lesbo dove, come preda di guerra, prese alcune donne che regalò ad
Agamennone. A Lirnesso fece prigioniera Briseide, mentre ad Agamennone, in
quanto comandante dei greci, viene donata Criseide.
Agamennone, secondo il desiderio di Apollo, fu obbligato a rendere Criseide a
suo padre; allora, prese Briseide a Achille. Dopo la sua partenza, Achille
furioso, si ritirò sotto la sua tenda per manifestare la sua insoddisfazione e
la sua inerzia portò sconfitte su sconfitte ai greci.
I
greci videro che i troiani minacciavano di bruciare le loro navi; fu allora che
il vecchio Nestore propose a Patroclo di sostituire Achille.
Patroclo ottenne l'autorizzazione di Achille di farsi vedere nel campo di
battaglia portando le sue armi, per incutere timore ai troiani. La manovra
riuscì ma Patroclo, nonostante la sua promessa, si impegnò in battaglia. Fu
ucciso da Ettore, che prese le armi di Achille come bottino. Furioso ed
umiliato, Achille decise di vendicarsi, nonostante gli avvertimenti di sua
madre: se affronterà Ettore, morirà poco tempo dopo. Efesto gli forgiò nuove
armi, con le quali uscì alla ricerca da Ettore.
Abbattè
un grande numero di troiani al suo passaggio, così tanto che le acque dello
Scamandro furono intrise di sangue e di cadaveri. Incontrò infine Ettore, lo
sfidò e lo uccise con l'aiuto di Atena. Poco tempo dopo Paride, (o Apollo sotto
le sembianze di Paride), uccise Achille scoccandogli una freccia e colpendolo al
tallone.
Secondo tradizioni post-omeriche, fu assassinato in un tempio di Apollo, dove
andava sposare Polyxène, figlia di Priamo. Aiace ed Ulisse salvarono il suo
corpo che fu sepolto con Patroclo al capo Sygée e si disputarono le sue armi.
Ulisse prevalse. I greci resero a Achille degli onori divini e gli dedicarono
dei tempi ed un culto, in particolare a Sparta ed ad Eleia.