Le
arti figurative abbandonarono i
canoni classici, pressoché
immutabili da secoli, che imponevano
una rappresentazione idealizzata del
faraone, sempre vigoroso e
prestante, armonico nel corpo,
regolare nei tratti del volto,
costantemente atteggiato in
un'espressione di serafica
superiorità.
Le immagini sopravvissute dell'arte
amarniana si scostano nettamente dal
protocollo artistico descritto e
spiccano per il loro realismo,
raffigurando lo stesso Akhenaton
senza riguardi per il suo aspetto
fisico, al punto che, giustamente,
J. Pendlebury definì le statue del
"faraone eretico" come "...un
meraviglioso studio patologico".
Se si tratti di espressionismo
artistico o di riproduzione della
realtà, è tuttora fonte di
discussione. Ovviamente, lo studio
patologico implica l'accettazione
della chiave di lettura realistica.
Akhenaton ci mostra un volto
allungato, con gote scarne e
incavate, labbra prominenti,
mandibola cadente con bocca
semiaperta, palpebre abbassate. Il
collo, estremamente magro e
allungato, ricorda quello di un
cigno. Osservando il tronco,
spiccano la ginecomastia, l'addome
prominente, i fianchi larghi e
cadenti, con figura ad anfora. Una
famosa statua, nota come "colosso
asessuato" raffigura Akhenaton
praticamente privo di genitali.
Ma torniamo alla rivoluzione
apportata da Akhenaton, cioè la
concezione monoteistica del mondo –
seppur non intesa in senso
trascendente come l’ebraismo e le
due grandi religioni derivate – con
conseguente abbattimento del
politeismo legato al culto del dio
Amun fosse, per l’epoca, un fatto
senza precedenti, assolutamente
rivoluzionario e controcorrente. Ciò
denota, indubbiamente, un carattere
profondamente anticonformista. Basti
pensare che Akhenaton, storicamente
sembrerebbe accertato, abolì tra
l’altro la pena di morte che, dopo
più di tre millenni, è ancora in uso
presso tre quarti dell’umanità.
All’epoca dovette essere una cosa
per la più assurda, inconcepibile.
Mentre i sovrani dell’epoca amavano
farsi ritrarre in atteggiamenti
marziali, non si ha conoscenza,
fatto del tutto insolito, di reperti
che mostrino il faraone del sole
nelle vesti di condottiero con le
armi in pugno.
Al
contrario, tutte le effigi del
sovrano a noi note lo mostrano come
persona dall’aspetto femmineo e
talvolta addirittura grottesco sia
nel viso e soprattutto nel corpo.
Forme sicuramente poco virili e di
certo non degne di un condottiero in
armi. Gli archeologi sono sempre
rimasti stupiti dalle raffigurazioni
esistenti di Akhenaton che è
costantemente rappresentato in
bassorilievi e statue con un fisico
dalle caratteristiche marcatamente
femminili, oltre che con un cranio
stranamente allungato. Al punto che
c'è chi ha formulato l'ipotesi che
in realtà fosse una donna,
circostanza tuttavia smentita dal
fatto che gli sono attribuite almeno
sei figlie.
Il dottor Irwin Braverman, che
insegna storia della medicina presso
la Yale University, ha sviluppato
una sua teoria sull'aspetto del
faraone, presentandola nel corso del
convegno annuale che la University
of Maryland dedica alle malattie e
ai motivi della morte di personaggi
storici.
Secondo Braverman, il faraone era un
vero e proprio "mutante", in altre
parole vittima di una mutazione
genetica che ne alterava le funzioni
ormonali, aumentando la presenza nel
suo corpo di ormoni femminili. Da
questo deriverebbe, spiega lo
studioso "l'aspetto androgino del
faraone, che aveva un fisico
marcatamente femminile, con bacino
largo e seno, e tuttavia era di
sesso maschile e generò figli". Sua
moglie era la splendida regina
Nefertiti.
Secondo l'egittologo e archeologo
Donald B. Redford, la teoria di
Braverman è interessante, anche se
gli studiosi sono in genere concordi
nell'affermare che Akhenaton fosse
affetto dalla "sindrome di Marfan",
una malattia che incide sull'aspetto
fisico determinando lineamenti
allungati. Altre ipotesi prendono in
esame la "sindrome di Klinefelter" e
altre patologie del genere.
Taluni
studiosi in proposito hanno avallato
l’ipotesi che il sovrano soffrisse
di disfunzioni fisiche (idropisia,
sindrome di Klinefelter ecc.) o
semplice impotenza sopraggiunta
forse ad una certa età. Le figlie
della regina Nefertiti potrebbero
pertanto, in questa ipotesi, non
essere tutte, o le ultime, figlie di
Akhenaton.
Posto che la vera tomba di Akhenaton
fu scoperta nel 1890 nelle colline a
est di Amarna e che le varie
teorizzazioni di Phillips presumono
gli "intrallazzi" a scopo punitivo
del "faraone eretico" (trasferimento
nella tomba 55 della valle dei Re
sotto sembianze femminili), mi sorge
una domanda preventiva: perché
Tutankhamen scoprì solo "dopo" la
morte del successore di Akhenaton
(il misterioso Smenkhara che regnò
un solo anno e che non si sa ancora
bene se fosse fratello o figlio
dello stesso Akhenaton) la sepoltura
definita sacrilega di quest'ultimo?
Forse perché tale sepoltura, nelle
colline di Amarna, era stata
effettuata in gran segreto dai
seguaci del credo "eretico" e solare
di Aton professato da Akhenaton? Può
darsi ma resta comunque strano il
tempismo "morte di
Smenkhara-scoperta della tomba
segreta di Akhenaton". Una questione
in più da rivolgere agli egittologi.

Bassorilievo proveniente da Tell el
Amarna. Visibile la rappresentazione
di Aton, come sole raggiato, e di
Akhenaton con Nefertiti e figli -
Museo del Cairo
Ed ora torniamo al culto suddetto,
quello del Dio unico Aton, ed alla
parte di questi "misteri" che più
affascina: da dove veniva,
effettivamente, quel culto?
Possibile che esso fosse stato lo
scampolo, diremmo così, il retaggio,
di una religione antichissima che ci
possa collegare al mitico continente
di Atlantide che molti, me compreso,
ritengono essere la "patria" perduta
degli Egizi...?
Gran domanda e grande voglia di
conoscere la verità!
Viene facile pensare che essendo il
culto del Disco Solare Aton molto
simile all'adorazione dell'Unico Dio
delle popolazioni semite, in pratica
degli Ebrei, Akhenaton si fosse in
qualche modo fatto influenzare dagli
stessi Ebrei nell'introdurre in
Egitto tale teogonia monoteistica.
E, visto come andarono a finire le
cose per il "povero" Akhenaton,
l'archeologo A. Phillips suggerisca
come "i seguaci dell'Aton trovassero
scampo proprio fra gli ebrei".
Vi è un’altra ipotesi più complessa.
Akhenaton potrebbe essere stato un
faraone "coraggioso". Il monoteismo
degli Ebrei era stato condotto
avanti come ricordo ancestrale di un
"sapere remoto" di altrettanto
"remote civiltà". Ma questo non
significa che gli Egizi non ne
avessero una pudica conoscenza, una
"eretica" quanto inconscia (ma,
forse, anche conscia)
consapevolezza. Non dimentichiamoci
che Atlantide, se è esistita,
potrebbe, alla catastrofe che la
distrusse, aver disseminato
superstiti in tutto il mondo e che
non è tanto logico supporre che solo
presso gli Ebrei si fosse conservata
l'idea di un Dio Unico che, a mio
parere, era il punto di forza della
religiosità atlantidea. Solo che i
sistemi di governo, le differenti
religioni sviluppatesi in seguito
nei vari popoli, potrebbero aver
dato spazio a questo ancestrale
ricordo-consapevolezza in modo
diversificato. In altre parole, ciò
che presso gli Egizi post-atlantidei
venne sviluppata come un'eresia, per
gli Ebrei avrebbe potuto assumere un
carattere di dominante religiosa.
Per questo si parlava del "coraggio"
di Akhenaton. Egli potrebbe solo
aver avuto l'ardire, sorretto da
imprecisabili motivazioni
ideologiche o politiche, di
"riesumare", di mutuare dagli Ebrei,
l'antico concetto monoteistico della
divinità, personalizzandolo
all'egiziana con il cosiddetto
"Disco Solare di Aton". Molti dubbi
verrebbero chiariti se gli
egittologi riuscissero a individuare
senza incertezze la mummia di
Akhenaton e il governo egiziano
desse l'autorizzazione a condurre
indagini sul Dna.
Ciò, comunque, nulla toglie alla
grandezza di Amun-hotpe,
Nefer-kheperu-ra, Wa-en-ra,
Namu-ria, alias Amenofi IV meglio
conosciuto come il “faraone del
sole” (Akhenaton) che risulta essere
il primo autentico personaggio della
storia.
Tuttavia, dopo la morte di Akhenaton
l'Egitto è stato costretto dal
vecchio ordine - i sacerdoti, i
politici, e militari - ad
abbandonare Akhetaton, rinnegare la
nuova religione, e a tornare al
culto delle vecchie divinità.
(1) Con arte
amarniana si intende la produzione
artistica dell'antico egitto legata
alle vicende di Akhenaton. Il
termine deriva dalla località di
Tell el-Amarna (l'antica Akhetaton).
La città di Akhetaton (oggi Amarna)
divenne, per circa 35 anni, la
capitale dell'Egitto in accordo con
le idee innovative del re che,
instaurando il culto del dio Aton,
cercò di porre freno (cosa peraltro
iniziata, sia pure in tono minore,
sotto il governo dei suoi
predecessori) allo strapotere del
clero di Amon. Per rafforzare questa
"indipendenza" religiosa non solo da
Amon, ma anche da tutte le altre
divinità, Akhenaton decise di far
costruire "ex novo" una città, a
circa 250 Km da Tebe.