
AKETATEN CITTÀ
DELL'ORIZZONTE
 Aketaten,
la città dell'orizzonte,
oggi Tel el Amarna,
unica testimone di un
intricato e misterioso
periodo storico
dell'Egitto, ancora
coperto da un fitto velo
di mistero e pieno di
strane storie sui
personaggi che lo
contraddistinsero. Tornando a ritroso nel
tempo cerchiamo di
capire le vicende prese
in esame ricostruendo i
fatti che le
determinarono. Le recenti scoperte in
climatologia hanno
evidenziato che una
serie di eventi,
contribuirono a
modificare il campo
magnetico terrestre,
innestando un processo
di desertificazione dal
quale nacque il Sahara.
La popolazione presente
su quelle terre, al
tempo lussureggianti, fu
decimata e i superstiti
migrarono verso il delta
del Nilo fondendosi con
le altre popolazioni
incontrate lungo le rive
del fiume. Lo scambio di
tradizioni e di cultura
contribuì al nascere di
un nuovo gruppo che, pur
frazionandosi lungo il
viaggio, giunse infine
al delta ove esisteva
già una classe omogenea
che dominava la penisola
Arabica, l’Egitto e la
Mesopotamia, e si unì
con essa formando quella
popolazione nota come
Sarah. È il primo passo che
precede la nascita di
una nuova nazione:
l'Egitto. In seguito
verrà stabilito che a
governare il territorio,
che si estende fino
all'Arabia e al Mare
Egeo, si alterneranno le
grandi famiglie dei due
gruppi. Questa la premessa. Una dinastia dopo
l'altra arriviamo alla
diciottesima, sotto il
dominio di Amenofis III,
quando inizia la
riconquista delle terre
perdute in seguito a una
serie di eventi bellici.
È il 1380 a.C.. La ricostruzione storica
ci informa che sua
moglie Tyie contribuì
all’allargamento del
territorio con l'apporto
dei suoi domini privati
situati vicino al
confine col Sinai.
Dall'esame delle mummie
e attraverso i dipinti
rinvenuti nella tomba
dei genitori di Tye
sappiamo che questi
erano di origine
ebraica. Nel momento
della riorganizzazione
dello stato le nobili
famiglie si mescolarono
con le tribù,
imparentandosi fra loro.
Di conseguenza, anche il
figlio che ebbe Tye,
Akhenaton,
era giudeo. La riunione del
territorio non fu facile
e furono obbligate
scelte a volte in
contrasto con le
tradizioni del popolo. Akhenaton è il soggetto
di cui vogliamo parlare. Egli sposò
Nefertiti,
le cui origini sono
ancora misteriose, forse
con lo scopo di cercare
una stabile alleanza con
gli Ittiti, ipotizzando
che tali fossero le sue
origini. I gruppi etnici che
formano l'Egitto non
hanno ancora raggiunto
una forte coesione fra
loro, gli Ittiti e gli
Hiksos, che anni prima
li avevano costretti
alla fuga verso le
sorgenti del Nilo sotto
la guida di Amoses, sono
nuovamente schierati
lungo i confini pronti
all'invasione. Occorre
radunare la gente sotto
un unico ideale.
Amenofis III ha un'idea
rivoluzionaria: adottare
un Dio unico, Aton,
costruire una nuova
capitale, Aketaten,
togliere il potere alle
potenti famiglie di Tebe
e ai sacerdoti del culto
di Amon, trasferendolo
al popolo, con lo scopo
di coinvolgerlo alla
vita di corte, del
paese, creando
quell'unità necessaria
per la difesa del
territorio.
L’idea
di Amenofis III sarà
attribuita dalla storia
all’esecutore materiale
il figlio
Amenofis IV. Divenuto re nel 1350
a.C. come Amenofis IV
promuove una religione
monoteistica e cambia il
nome in Akhenaton in
onore al nuovo Dio
unico, Aton.
In pratica è la
restaurazione di un
antico culto di
Eliopolis conosciuto
come "OM". Siamo nel 14 secolo a.C.
l’impero egiziano ha
raggiunto il massimo del
potere, i suoi confini
si estendono fino
all’attuale Siria, la
capitale è Tebe, dove si
pratica il culto del Dio
Amon, Dio della
fertilità e della
Creazione. In questo
quadro Akhenaton
propaganda il culto di
un singolo Dio, il Disco
Solare, già adorato
all’epoca delle
piramidi. Edifica la nuova
capitale in una pianura
ostile, nel punto dove
secondo lui nasce Aton.
Per gli Egizi, infatti,
l’orizzonte veniva
indicato con il Disco
solare fra le cime di
due monti, l’Akhet; il
caso vuole che proprio
in quella zona esista
una interruzione
naturale fra le colline
che circondano il
territorio, formando un
varco nel punto esatto
ove sorge il sole. Così
nasce Akhetaten,
l’orizzonte di Aton. Rimasta sotto la sabbia
per 3000 anni, oggi è
tornata alla luce con i
suoi 100 edifici. Nel cuore della città il
tempio, che presenta una
struttura diversa da
quelle abitualmente
adottate dagli
architetti egizi: la
sala riservata al
faraone si trova in
fondo alla costruzione. L’architetto Micael
Malison, osservando una
carta topografica della
Agip Exploration Society
della zona di Amarna, ha
notato che le pietre
disposte a delimitare
l’area e l’assetto dei
templi, formano una
serie di rettangoli
perfetti. Sviluppando le
proporzioni del Tempio
della città, ci
accorgiamo che sono le
stesse dei confini della
nuova capitale. L'allineamento del
palazzo reale rivela che
Akhenaton voleva vivere
in un tempio e, magari,
essere adorato egli
stesso al pari di un
dio. La necropoli reale si
trova in fondo ad una
valle che si snoda nel
deserto, proprio nel
punto dove si trova
l’interruzione fra i
monti che ricorda il
sacro Akhet. La tomba
del re era vuota, non si
è mai trovato nessun
corpo al suo interno. I recenti rilevamenti
dimostrano anche che il
sepolcro di Akhenaton si
trova sullo stesso asse
del tempio di Aton. In
modo tale che, al
contrario di quanto
prevedevano i canoni
cerimoniali egizi, il
faraone non doveva
viaggiare davanti a
Osiride per risuscitare
a nuova vita; anche
Akhenaton risorgeva al
sorgere del disco
solare, Aton,
dall'Akhet.
La
città di Aketaten non è
famosa stilisticamente;
ma il suo ideatore e le
storie che lo circondano
meritano attenzione. Egli amava farsi
ritrarre in
atteggiamenti di vita
quotidiana, in pose
naturali, anche se fuori
dall'etichetta di
palazzo e in contrasto
col pudore. Nefertiti è
stata l'unica donna a
essere rappresentata con
la corona di faraone
prima di succedere al
trono, e nell'atto di
colpire i nemici. Durante il suo regno
Akhenaton sconsacra
tutte le divinità egizie
e cancella le iscrizioni
dedicate ad Amon dal
tempio di Karnak. Questo
procura scontento e
numerosi tumulti. La sua politica
indebolisce il paese
economicamente e riporta
ai confini la minaccia
di invasione; di
conseguenza i politici
di Tebe e i sacerdoti di
Amon riprendono il
potere costringendo il
faraone ad abbandonare
il trono dopo
diciassette anni di
regno. Qui la storia si tinge
di giallo, il re
scompare improvvisamente
dalla scena, come
svanito nel nulla. La storia a questo punto
subisce un black-out;
impossibile ricostruire
esattamente il
susseguirsi degli
avvenimenti. I poteri
passano a Smenkhare,
forse figlio o fratello
del Re? Nefertiti rimane
sul regno sotto il nome
di Smenkhare? La storia ufficiale
menziona come suo
successore un bimbo di
dieci anni di nome
Tutankamon, parente
strettissimo di
Akhenaton, che regnerà
per breve tempo. A diciotto anni verrà
ucciso e Aiy, padre di
Nefertiti, salirà sul
trono per garantire il
ritorno all’ortodossia e
al culto di Amon. Si
procederà poi allo
smantellamento di Amarna
e alla cancellazione del
nome del Re. Difatti ad
Abido, nella tomba di
Seti I, fra i nomi dei
Re Egizi non figurano
quelli di Akhenaton e
Nefertiti. Ramses II farà abbatte
tutte le statue che
raffigurano il faraone
"eretico" e non si
parlerà più di lui fino
al 1907, quando verrà
scoperta a Luxor, nella
Valle dei Re, una strana
tomba reale,
contraddistinta in
seguito col numero 55.
La mummia trovata
all’interno ha la
maschera strappata e il
nome cancellato.
LA TOMBA N° 55 Edward Ayrton e
Arthur Wergall scoprono,
l’8 gennaio 1907, una
nuova tomba che somiglia
più ad un nascondiglio,
già visitato da
qualcuno, fuggito in
fretta e furia come se
qualcosa lo avesse
spaventato. Qualcosa che
forse non doveva essere
visto. All’interno del loculo
si trovano un cadavere
irriconoscibile, alcuni
vasi canopi preparati
per contenere i resti di
un corpo femminile; i
resti stessi sono stati
disposti come si fosse
trattato di una donna,
con un braccio steso
lungo il corpo, non con
le braccia sul petto. La tomba viene assegnata
in un primo tempo a
Smenkhara. Graham Phillips,
seguendo le teorie
religiose, assegnò la
tomba alla dea della
distruzione Sekhmet e,
dal momento che
Akhenaton veniva
raffigurato come la
personificazione di
Sekhmet, si pensò fosse
il sepolcro di
Akhenaton. Supponendo che i suoi
nemici avessero trattato
il suo corpo, in
completo disprezzo, come
quello di una donna,
appunto la Dea Sekhmet,
da lui personificata.
Della stessa opinione
Rolf Krauss. In realtà la tomba,
ufficialmente
riconosciuta come quella
di Akhenaton, è stata
scoperta vicino ad
Amarna, ovviamente priva
del corpo del faraone. Molte le teorie e le
storie riguardo alla
tomba 55. Sembra che
Tutankamon, venuto a
sapere del sacrilegio
operato da Smenkhara
sulla salma di
Akhenaton, ordinò di
riservare la stessa
sorte al sacrilego
successore, disponendo
che fosse il corpo di
questi a prendere posto
nella tomba, dopo aver
trasferito la salma di
Amenofis IV in un luogo
sicuro e sconosciuto. La Tomba è di difficile
attribuzione dal momento
che sulla porta si trova
inciso il nome di
Tutankamon; al suo
interno è stato trovato
un frammento di un
reliquiario dorato
assegnato ala regina
Tyie; un coperchio di un
vaso d’alabastro, con il
ritratto di donna
indicato come il volto
della moglie minore di
Akhenaton, Kiya, e una
bara con alcuni miseri
resti umani, a prima
vista identificati per
quelli di Tiye, che si
sono poi rivelati per
quelli di un essere di
circa venticinque anni.
Esami anatomici del
corpo hanno dimostrato
che l'uomo (il cui sesso
è stato accertato nel
1966, dalla forma del
cranio) mostra una
somiglianza con
Tutankamon, oltre allo
stesso tipo di sangue,
facendo crollare
l'ipotesi si trattasse
Nefertiti, trasformata
in Semekhare nel tardo
regno di Akhenaton. Rimangono velate di
mistero le scene dipinte
sui muri di Amarna che
mostrano Semenkhare con
Meritaten e anche con
Akhnaten, ma non con
Nefertiti. Nell’aprile del 1999
nuovi esami, condotti da
antropologi specialisti
odontotecnici, hanno
suggerito che l’usura
dei denti indica la
mummia di un
trentacinquenne, facendo
pensare che i resti
appartengano ad
Akhenaton. La teoria è
però priva di prove
concrete a sostegno. Infine esiste un altro
particolare conosciuto
fra gli egittologi che
non può essere ammesso
pubblicamente per una
serie di sfortunate
circostanze, dove
entrano in gioco le
politiche del Museo e la
delicata situazione
diplomatica. La ricostruzione
dell’incavo che
conteneva la bara è
stata ritrovata fuori
dell’Egitto e non è
esposta nel Museo. I
numerosi egittologi che
hanno potuto vedere il
reperto sanno che
conteneva una lamina
dorata scritta, che si
vuole schiacciata dagli
scavatori, con il
cartiglio di Smenkhara,
evidenziando che la bara
era stata costruita per
lui. Da rilevare che anche il
sarcofago di Tutankhamon
ha subito delle
modifiche e sembra non
fosse inizialmente a lui
destinato. Probabilmente
ad Akhenaton o a
Nefertiti, visto la
ricchezza della sua
fattura e il tesoro di
cui venne circondato
nella celebre tomba. Il giallo avvolge anche
la morte di Nefertiti,
forse trentacinquenne;
non vi è niente a
riguardo nelle antiche
cronache e il suo nome
non è mai stato trovato
nel luogo indicato come
il suo sepolcro. Si dice
che il suo corpo fosse
bruciato perché gli
egiziani lo
consideravano indegno.
Fuori dalla tomba 55
vennero ritrovati i
resti di un corpo
bruciato. Nella controversa
questione del corpo va
tenuto conto anche della
struttura fisica di
Akhenaton che ha
generato diverse teorie,
compresa quella che lo
classifica di sesso
femminile. In Egitto
sovente una donna si
mascherava da uomo,
specie se questo valeva
un trono. Sospetto alimentato
dalla sua politica di
rappresentare la realtà
e farsi raffigurare
senza veli insieme ai
componenti la sua
famiglia. Appare, per
esempio, privo di
genitali. La mancanza di una salma
aumenta le teorie e le
ipotesi, stuzzica anche
la fantasia intricando
la vicenda oltre misura. Forse il faraone era
affetto dalla Sindrome
Di Froelich o da quella
di Marfan? Nella prima sindrome, il
tumore che sorge nella
pituitaria trasforma un
uomo in una donna, con
modifiche del corpo e
della voce, causa
obesità e deforma il
cranio. La sindrone di Marfan
deforma le braccia
allungandole in modo
sproporzionato rispetto
al corpo, allunga il
viso e il cranio e rende
le scapole prominenti.
La
conformazione fisica di
Akhenaton, chiamato
anche il faraone alieno,
presenta molti dei
sintomi descritti nelle
sindromi di cui sopra. Le statue lo mostrano
nudo con i seni di una
donna e senza genitali
maschili, con un fisico
abnorme fin dalla prima
fanciullezza, con un
viso sottile, una testa
calva e un cranio
allungato, sopra un
lungo e sottile collo.
Le spalle curve e il
tronco sproporzionato a
forma di pera. La
scarsità di muscolatura
e le gambe scheletriche
ne fanno un individuo
diverso dall’esemplare
maschio dell’epoca:
forte, robusto e virile. È lecito supporre fosse
stato affetto da qualche
malattia nella
fanciullezza e i
fisiologi non si sono
trovati d'accordo circa
la natura del male che
lo avrebbe colpito, ma
che non limitò la sua
vita e gli permise di
regnare per diciassette
anni. Può darsi che il corpo
del faraone sia sperduto
fra la sabbia poco
lontano dalla sua divina
città perduta Aketaten,
ma dato che non esiste
conferma che sia morto
in Egitto (tracce si
hanno solo dai documenti
ufficiali redatti da
altri popoli), si può
pensare sia riuscito a
sfuggire ai suoi
avversari e abbia
trovato rifugio fuori
dall'Egitto. A questo punto dobbiamo
registrare un altro
fatto: poco tempo dopo e
a breve distanza da quel
luogo inizia la storia
di Mosè e di Israele con
un nuovo monoteismo.

MOSÈ Da sempre i rabbini
hanno dichiarato di
essere venuti
dall’Egitto guidati da
Mosè, la cui vera
identità è stata
volutamente tenuta
segreta. Diviene concreta la
probabilità che sotto il
nome di Mosè si
nascondesse il fuggitivo
Akhenaton, secondo le
tesi di Ahmed Osman e di
Freud, convinti che Mosè
fosse in realtà
Akhenaton stesso. I
racconti di Strabone
parlano di Mosè come un
faraone che i sacerdoti
egizi descrivono con le
fattezze di Akhenaton. Solo nel 1990 l’Europa
conoscerà l’episodio di
Amarna, in seguito
all'ipotesi di Ahmed
Osman secondo cui
Akhenaton e Mosè sono la
stessa persona. Il grande profeta, che
guidò il popolo ebraico
verso la libertà fuori
dall’Egitto e diede loro
le leggi scritte che
servirono per fondare lo
stato d’Israele, è una
figura storica vissuta
fra il 1400 e il 1200
a.C. con alle spalle una
storia tenuta segreta
dalla tradizione
giudaica; secondo la
tradizione, la sua vera
identità non può essere
rivelata al popolo di
Israele né al genere
umano. Impressionante:
Akhenaton e Mosè,
entrambi ebrei,
svaniscono
improvvisamente senza
lasciare traccia. Akhenaton scompare da
tutti i ricordi
dell’Egitto lasciando un
sarcofago vuoto; Mosè si
fa da parte e lascia il
suo popolo in segreto
impedendo che questo ne
usi il corpo e la
memoria. Manetone, storico
egiziano, ci racconta
che il capo dei ministri
di Akhenaton era di
origini ebraiche e si
chiamava Aper-El, ossia
"servitore del Dio El",
guarda caso uno dei nomi
di Dio di Israele. Una conferma indiretta
che in quel periodo le
famiglie ebraiche
avevano raggiunto un
rango elevato e avevano
una parte determinante
in Egitto, tanto da
sospettare che a Tebe le
famiglie egizie,
tramassero per
riconquistare il potere
costringendo gli Ebrei
all’Esodo, sotto la
guida del perseguitato
Akhenaton che diviene
Mosè. Rimane Nefertiti a
contrattare la
successione, forse
perché proprio di
origini Ittite contando
sull’appoggio politico
del suo popolo. Non è
una cosa incredibile e
giustifica la segretezza
dell’identità di un uomo
come Mosè. Tanto più che
non si tratterebbe di un
vero e proprio nome, ma
di un appellativo di
origine egizie con il
significato di "figlio",
"nato". Mosè in ebraico
si scrive "Moshe", in
greco "Mosis". Gli egizi usavano porre
davanti al nome quello
di un Dio; per esempio
Thotmose significa nato
di Thot, figlio di Thot,
così Ramoses figlio di
Ra, e così via. Quando
Akhenaton scomparve gli
scribi tolsero il nome
del Dio che precedeva il
suo nome lasciando solo
la parola "Mose". Secondo Manetone, era
figlio della tribù di
Levi, venne educato a
Eliopoli dall’alto
prelato della
Fratellanza sotto il
regno di Amenotep.
Voluto dagli Ebrei come
loro capo, si servì
della scienza e della
filosofia che aveva
appreso. Sono i sacerdoti egizi a
riferire allo storico
Strabone che Mosè era un
sacerdote di Osiride
incaricato di
amministrare una zona a
sud del paese. Venuto in contrasto con
il culto esercitato
lasciò la Congregazione
e seguì un gruppo di
uomini convinti che il
simbolismo religioso
confondeva il popolo
conducendolo in errore. Il Dio doveva essere
venerato in un santuario
costruito allo scopo, in
un territorio
consacrato, senza
immagini, segni o figure
che rappresentassero la
divinità. Molti lo
seguirono. Le nebbie del passato
nascondono l’origine di
Mosè, il "salvato dalle
acque". Un racconto
sumero narra che
centinaia di anni prima
una madre depose un
neonato in un cesto di
vimini,
impermeabilizzato con
bitume, e lo abbandonò
alle correnti di un
fiume. È la storia di
Sargon che regnerà a
Sumer, in Babilonia. La vita di Mosè è colma
di storie che parlano di
incantesimi, magie e
miracoli, come a
suggerire che non fu
solo un prete, ma anche
un mago del più alto
ordine sacerdotale
egizio, un "Ker Heb",
l‘alto sacerdote, primo
profeta di Dio. Estremamente ricettivo,
dotato di abilità
amministrativa e un alto
senso politico, con il
totale controllo del
Tempio. Un alto prelato sotto
Akhenaton non poteva
essere la stessa persona
dell’esodo sotto Ramses.
Sarebbe stato troppo
vecchio, anche se la
bibbia assegna a Mosè
120 anni di vita. Va tenuto conto che in
Egitto vi era una
costruzione chiamata la
"Casa della Vita" dove
venivano custoditi i
libri del tempio; i
sacerdoti interpretavano
i sogni, fornivano
amuleti e curavano i
malati con la guida
degli scritti, che
tenevano fuori dalla
portata degli uomini. Sopra uno dei muri del
Tempio di Edfu si trova
incisa la lista dei
libri sacri tenuti in
quella "casa della
vita". Molti sono i templi
dedicati agli Dei e ogni
tempio aveva il suo
luogo santo, ove
venivano custoditi i
libri e la conoscenza,
che solo alcuni
sacerdoti avevano il
privilegio di consultare
e, forse, Mosè era uno
di loro. A questo punto prendiamo
in esame alcuni fatti
che determinano la forte
personalità del profeta
che dirige l’esodo,
prepara, vincolandola a
due segreti
fondamentali, la prima
organizzazione
internazionale nella
storia umana, che meno
di un secolo più tardi
determinerà la nascita
di Israele e completa la
rivoluzione di
Akhenaton. Secondo le notizie
rintracciabili nella
Bibbia e negli scritti
degli storici stile
Manetone, si scopre che
esisteva una folla di
malati epidemici da
condurre allo sterminio. Akhenaton invece avrebbe
salvato i giovani non
malati e sarebbe fuggito
dall'Egitto divenendo
Mosè. L'epidemia infettiva
potrebbe essere stata
causata da alcuni funghi
usati nelle cerimonie di
iniziazione per
procurare stati di
allucinazione. Al tempo poteva
trattarsi di una
intossicazione provocata
dalla Segala Cornuta,
nota anche come Fuoco di
Sant’Antonio.(1)
Per istruire i primi
monaci cristiani nella
preparazione dell’ostia
consacrata veniva usato
il polline di segala
presente in notevole
quantità nella regione
di Demetra, in Egitto.
Un errore nella
preparazione può causare
una intossicazione da
segala cornuta, con
sintomi simili a quelli
della Lebbra. Dal momento che esiste
la probabilità si
adoperassero queste
droghe nei segreti dei
templi, in particolare
ad Amarna, ecco il
proliferare di questa
moltitudine di
intossicati. Ma la vicenda
riguardante la
personalità di
Akhenaton-Mosè,
dischiude ben altri
scenari. Inciso su di una parete
della tomba di Aiy,
padre di Nefertiti,
l’Inno dedicato da
Akhenaton al Dio Aton: "O Disco solare vivente
quanto sei bello,
grande, splendente, i
tuoi raggi circondano la
terra fino al limite di
tutto ciò che hai
creato. Come sono
numerose le tue opere o
Dio Unico a cui nessuno
è eguale. Hai creato la
terra secondo il tuo
desiderio e gli uomini e
il bestiame e tutto ciò
che è nel cielo. Quando
risposi la terra è
nell’oscurità, come se
fosse morta. Tutti i
leoni escono dalla loro
tana, tutti i serpenti
mordono". Le stesse parole si
ritrovano nel Salmo 104
della Bibbia, posteriore
di ben 300 anni: "O Signore mio Dio
quanto sei grande. Di
Maestà, di gloria ti
rivesti. Quanto numerose
sono le tue opere, mio
Dio, le hai fatte tutte
con sapienza. Piena è la
terra delle tue
creazioni. Tu ordini le
tenebre ed è notte e i
giovani leoni ruggiscono
in cerca di preda.
Quando spunta il sole si
ritirano e si coricano
nelle loro tane". Il compilatore del salmo
conosceva l’inno di
Aton, base del credo
monoteista, dal momento
che la storia di
Akhenaton è stata
riscoperta solo nel
1900?
La religione ebraica
trovò molte espressioni
nelle formule e nei
concetti della
letteratura egizia. Dal
Libro dei Morti sappiamo
che davanti al dio Thot
l’anima del defunto
doveva pronunciare una
serie di negazioni fra
le quali si ritrovano
alcuni dei dieci biblici
comandamenti:
|
DALLA BIBBIA |
DAL LIBRO DEI
MORTI |
|
Non nominare il
nome del Signore
dio tuo invano |
Non ho
disprezzato Dio Non ho
bestemmiato |
|
Non uccidere |
Non ho ucciso |
|
Non commettere
adulterio |
Non ho fornicato Non ho insozzato
la moglie di un
uomo |
|
Non dire falsa
testimonianza |
Non ho dato
falsa
testimonianza Non ho derubato
la cosa di Dio |
Il capitolo relativo a
questa cerimonia venne
trovato su un "mattone
di alabastro sotto i
piedi della Maestà di
questo posto venerabile,
il Dio Thot, scritto dal
Dio stesso". L’arca dell’alleanza è
stata paragonata allo
"sgabello di Dio"
(Cronache 28,2) e
conterrebbe le tavole di
pietra della Legge
scritte da Yahweh col
"suo proprio dito". Le conoscenze egiziane
furono anche le basi dei
proverbi di Salomone,
che possono essere
ritrovati in noti libri
egizi e vari testi
mesopotamici. Molte volte gli uomini
compiono azioni che col
passar del tempo
ottengono il risultato
contrario a quello
desiderato. Radere al
suolo Aketaten,
distruggere le statue e
le pietre scolpite e
pitturate, riutilizzarle
nella costruzione di
nuovi monumenti, ha
fornito la migliore
raccolta per tenere vivo
il ricordo di Akhenaton. La storia poi ci informa
che successivamente
l'Egitto viene
conquistato da
Alessandro il Grande
divenendo una colonia
greca. Alessandro e i
suoi successori abbinano
al culto di Thot, quello
di Hermes. Nel periodo
Tolemaico si costruisce,
nei pressi della Città
dell’Orizzonte, la città
di Ermopolis Magna, e i
templi per adorare il
leggendario messaggero
in seguito chiamato
Hermes Thot. Alla fine del periodo
Tolemaico; i romani
conquistano il
Mediterraneo e l’Egitto.
Cleopatra muore mentre
va perduta la biblioteca
di Alessandria, la
storia e la conoscenza
del mondo antico. Ermopoli Magna cade. È
in questo periodo che la
famiglia di Gesù si
trova in Egitto ed è in
questa città, chiamata
dai romani Asmunhien,
che Gesù fanciullo
troverà rifugio. Sarà Gesù a svelare il
suo Mosè e i primi
cristiani adotteranno la
tradizione di Hermes
Thot. I padri della chiesa:
Giustino Martire,
Atenagora, Clemente di
Alessandria,
Tertulliano, Cipriano,
Lattanzio, Agostino,
Cirillo di Alessandria,
faranno riferimento
proprio a Hermes
Trimegisto parlando di
Mosè, identificandolo
come un re egiziano
monoteista che ha
iniziato Israele e la
Grecia. Tradizione che durerà
durante tutto il Medio
Evo e diverrà più forte
durante il rinascimento
quando Cosimo dei Medici
e Marsilio Ficino
identificano Mosè nel
faraone Egiziano. A questo punto della
storia s'innesta una
strada che porta più
lontano di quanto si
possa immaginare,
abbracciando tesi che
evadono dai dogmi
convenzionali. Spuntano le tesi di
Osman e di Freud che
vedono Akhenaton e Mosè
come un'unica identità e
lo collegano a Hermes
Trimegisto e alla
Tavoletta di Smeraldo.
Si scoprono in Grecia
documenti che rivelano
Mosè faraone egizio. Il debutto del
cristianesimo mette in
evidenza Hermes, che i
padri della chiesa
dipingono come
l’iniziatore di Mosè. Le immagini di Hermes
adornavano le cattedrali
di tutta Europa ed è
ancora esistente un
grande affresco negli
appartamenti nel
Vaticano. Toth o l'Hermes egizio
era il simbolo della
Divina Mente il pensiero
incarnato, la parola
vivente, il Logo, la
parola dei Cristiani,
quindi il Corpo ermetico
contiene l’antica
dottrina. Per oltre tre secoli
furono le idee della
Chiesa Cattolica e
ritenute un valido
supporto alla dottrina
Cristiana. Ma Hermes Trimegisto non
era solo una figura
religiosa ma anche il
patrono degli
alchimisti, riconosciuto
come l’autore della
Tavoletta di Smeraldo,
ove sarebbe riportata la
descrizione delle leggi
naturali della materia e
dell’universo. Questo
contrasta con i principi
del clero. Sarà quindi
l’inquisizione a
sopprimere dal 1600
tutti i riferimenti a
Hermes Trimegisto,
ordinando di smettere
con la diffusione di
queste storie e
reprimendo il ricordo
della leggenda di un re
egiziano monoteista.
1. Tale definizione
nasce nel Medio Evo
quando alcuni episodi
venivano curati da
persone del Vaticano che
avevano adottato come
patrono San Antonio,
conosciuto come
alchimista.
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